Perché Geryo?

Oggi una persona a me cara mi ha posto questo quesito: “Perché Geryo?”.

Visto che non è la prima, e probabilmente, non sarà l’ultima, ad avere questa curiosità, ecco la nascita del mio nickname.

- Ecco la fiera con la coda aguzza,
che passa i monti, e rompe i muri e l’armi!
Ecco colei che tutto ‘l mondo appuzza!-.

Sì cominciò lo mio duca a parlarmi;
e accennolle che venisse a proda
vicino al fin d’i passeggiati marmi.

E quella sozza imagine di froda
sen venne, e arrivò la testa e ‘l busto,
ma ‘n su la riva non trasse la coda.

La faccia sua era faccia d’uom giusto,
tanto benigna avea di fuor la pelle,
e d’un serpente tutto l’altro fusto;

due branche avea pilose insin l’ascelle;
lo dosso e ‘l petto e ambedue le coste
dipinti avea di nodi e di rotelle.

Con più color, sommesse e sovraposte
non fer mai drappi Tartari né Turchi,
né fuor tai tele per Aragne imposte.

Come tal volta stanno a riva i burchi,
che parte sono in acqua e parte in terra,
e come là tra li Tedeschi lurchi

lo bivero s’assetta a far sua guerra,
così la fiera pessima si stava
su l’orlo ch’e` di pietra e ‘l sabbion serra.

Nel vano tutta sua coda guizzava,
torcendo in sù la venenosa forca
ch’a guisa di scorpion la punta armava.

Dante Alighieri, Inf. XVII, 1-27

Insomma, questo mostruoso essere, che poi Dante citerà esplicitamente con il nome di Gerione al verso 97, è, nella mitologia classica, un re crudele ucciso da Ercole in una delle sue fatiche (link).

È solamente il genio di Dante, oltre alla sua cultura forgiata da bestiari e da tutto l’universo “immaginifico” medievale, a fornirci la visione di un corpo diviso da tre nature: uomo nel volto, leone nelle zampe, serpente nella coda. Tale visione ha eccitato artisti quali Doré, Blake ed anche Botticelli (link) che hanno fornito la loro interpretazione a questa raffigurazione.

La rappresentazione dei classici latini è più sottile; è quella di una natura tricorpora non meglio definita, come nell’Eneide (tergeminus Geryon - Aen. VI, 289), in cui Virgilio utilizza questa figura come personaggio infernale ponendolo nel vestibolo dell’Ade insieme ai Centauri, la Chimera, l’Idra di Lerna, le Gorgoni e le Arpie.

Per la sua natura multiforme e per la sua crudeltà nell’invitare ignari conviviali alla sua mensa al fine di nutrire i suoi tori con le loro carni (Boccaccio, Gen. deorum, I, 21), Dante utilizza la figura di Gerione per simboleggiare la frode e l’inganno.

La sua figura, e soprattuto l’illustrazione grafica di Doré, hanno sempre colpito la mia immaginazione e, fedele al mio motto, non potevo non utilizzare questa figura come alter ego per simboleggiare la molteplicità delle anime, chiamiamole “maligne”, che compongono ogni essere umano (e, di conseguenza, anche me).

One Response to “Perché Geryo?”

  1. Ottimo inizio! aspetto fiducioso una guida linux-iBook…

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