Serve una nuova generazione di politici cattolici???
Sette settembre duemilaotto. Benedetto XVI a Cagliari, auspica una nuova generazione di politici cattolici che abbiano rigore morale e competenza (articolo sul corriere). I massimi esponenti dell’intellighenzia al potere in questo momento sono in prima fila. La coalizione che oggi come oggi governa l’Italia è di centro destra e il partito di maggioranza si definisce liberale.
Ora, mi chiedevo come potesse uno schieramento politico che pretende di essere l’erede di quella destra storica che ha portato all’Unità d’Italia che ebbe come massimi esponenti personaggi del calibro di Giovanni Giolitti e, prima ancora, Camillo Benso Conte di Cavour, accettare una simile frase. Premetto che non mi risulta una risposta alle frasi del pontefice romano, sia essa favorevole o contraria, ma anche il silenzio è, a mio avviso, inadeguato.
Il mio disappunto trova fondamento nell’operato proprio del conte di Cavour che non solo negli ultimi anni della sua vita fece proprio il motto di Charles de Montalembert (Ecclesia libera in libera patria – Libera chiesa in libero stato) ma nel 1852 (ripeto, nel 1852) propose una legge che istituisse il matrimonio civile in Piemonte. Non riuscì per l’opposizione della chiesa e del senato.
Ora, visto il pensiero veramente liberale nei confronti della chiesa cattolica (ma in realtà nei confronti di qualsiasi religione), vengo ad analizzare la frase di Benedetto XVI. Egli non auspica dei cattolici impegnati nella politica, ma dei politici cattolici. In altre parole, non spera che persone con un credo cattolico si impegnino nella politica in modo attivo (al che nessuno può obiettare nulla), bensì che dei personaggi politici seguano il credo cattolico. Le due cose non sono equipollenti. Se una persona religiosa desidera fare politica sa che il suo operato può essere guidato dal suo credo ma che il bene dello Stato deve essere posto al di sopra. Se un politico è religioso, il suo credo risulterà prevalente nei confronti dei suoi doveri al popolo ed alla costituzione.
Al di là delle parole da cui è scaturito questo pensiero, c’è sicuramente in me, come in molte altre persone, il desiderio di vedere nuovamente un partito veramente liberale in Italia, forte e capace di portare avanti i valori che hanno segnato il nostro risorgimento e la prima parte del ‘900.
9 September 2008 at 9:09 pm
Guarda, chiariamo bene cosa significa Liberale. Questo aggettivo si riferiva a quel partito italiano che a inizio Novecento si proponeva come esponente di spicco della borghesia neascente, disposto a “concedere” riforme ma senza mettere in dubbio la superiorità di classe. Oggi liberale che vuol dire in Italia? In America indica, d’altro canto, una formazione di sinistra…
10 September 2008 at 10:59 pm
Liberale: fautore del liberalismo, che s’ispira ai principi del liberalismo.
Liberalismo: ideologia e movimento politico che afferma l’esistenza di diritti individuali e assegna allo stato il compito di garantirli | in economia, indirizzo che vede nella libera manifestazione dei comportamenti economici individuali la condizione per il migliore funzionamento di un sistema economico, e nella salvaguardia di tale condizione il compito essenziale dello stato.
Queste sono le definizioni (tratte da Garzanti On-line) di liberale e liberalismo. Per quanto riguarda la storia e i valori del liberalismo, la pagina su Wikipedia è illuminante (http://it.wikipedia.org/wiki/Liberalismo) anche per quanto riguarda il motivo del nome “liberal” negli Stati Uniti. Visto che non è mia intenzione proporre in questo momento una trattazione sul liberalismo, rimando a quella pagina.